STEFANIA SAERLE CI HA LASCIATO
Data: 13 Settembre 2023

Quando di mattina ho sentito al telefono la voce dell’amico Daniele, in un primo momento non ci ho pensato nemmeno lontanamente. Perché Stefania e conseguentemente il suo compagno di una vita, Gianpaolo, per me sono da quarant’anni e forse più Amici veri. Di quelli che magari vedi poche volte in un anno ma ogni volta è come se fossero passati cinque minuti. Stefania e Gianpaolo, un punto di riferimento imprescindibile, un esempio di coppia indistruttibile. Poi Daniele ha fatto uno sforzo per tenere sotto controllo la voce, per dirmi nel modo più delicato possibile che Stefania, la nostra amica gentile, la grande sportiva, la grandissima allevatrice, la compagna di Gianpaolo, non c’era più. Ecco, il fato ti può cambiare il quadro in un secondo, in un attimo ti fa sentire smarrito, impotente. E t’invade il senso della perdita, della irrevocabilità.
Ci conosciamo da quando Gianpaolo indossava l’uniforme dell’Arma dei Carabinieri e gareggiava nei concorsi di salto ostacoli, anche molto importanti. E io ero il giovane cronista dell’unico media italiano di sport equestri allora esistente, che un direttore famoso mandava, come suo ambasciatore e osservatore, a seguire i principali eventi dell’equitazione. In quel tempo gareggiava spesso un quartetto di ufficiali, già affermati in campo internazionale, della Scuola Militare di Cavalleria -così si chiamava allora- diretto dal leggendario colonnello Piero D’Inzeo, campionissimo erede della tradizione caprilliana. Gianpaolo e i quattro tenentini si sfottevano un po’, lui nei Carabinieri e loro Cavalleria, poi dopo le gare si andava tutti insieme cena e a ballare, si festeggiava parlando un po’ di cavalli e un po’ di facezie. A volte anche di cose serie.
Così, girando per i concorsi, conobbi anche Stefania, inglese d’origine, nata Stephanie Charlotte Stuart Searle, prima moglie di Pietro Marzotto, madre di Ita Marzotto e di altri due figli. Me la presentò Giampaolo, naturalmente, durante la 10 giorni di Predazzo -allora un appuntamento irrinunciabile alle soglie dell’estate- e sullo stesso campo gara ricordo anche una edizione dei campionati europei giovanili di salto ostacoli, dove tenni a battesimo un giovane telecronista Rai, che poi divenne famoso inventando un programma sugli sport paralimpici, all’epoca una grande novità. E poi al Premio Nazionale Allevamento di Grosseto, a Cortina per il polo sulla neve, o Piazza di Siena e alla Fieracavalli di Verona, spesso seduti “Chez Pegus”, la roulotte-ristorante dell’amico Ettore Maurizzi -tradizione oggi perpetuata dal figlio Omer- dove potevi trovare seduti insieme il presidente di turno della Fise e il groom di qualche cavaliere, il grande campione della sella e il capo dei Vigili dell’Urbe, un famoso proprietario di scuderia o il “cittì” azzurro del momento. E via dicendo.
Poi Ita Marzotto, la figlia di Stefania, ancora giovane amazzone e imprenditrice, trasferitasi da Valdagno ad Arezzo, dal Veneto alla Toscana, fondò il più grande impianto sportivo d’Italia, l’Arezzo Equestrian Centre, oggi divenuto famoso e sede di circuiti come il “Toscana Tour”, di tornei come le Ponyadi, e garedi tutte le discipline equestri. Stefania e Paolo andarono a vivere in una villa contigua al faraonico centro ippico, dotata di sue scuderie e impianti, dove Stefania continuò la sua attività di allevatrice illuminata e spesso vincente. Cito, uno per tutti, Fandango, montato da Gianpaolo, che nel frattempo aveva smesso l’uniforme ma mai si toglierà di dosso la passione per questo sport “intellettuale quant’altri mai”, come scrisse l’accademico di Francia Paul Bourget. Ebbene Fandango fu il cavallo italiano recordman di somme vinte in concorso ippico.
Per tutte queste antiche cose, avventure vissute sul campo e fuori, tavole e sentimenti condivisi e quant’altro, recarmi ad Arezzo è sempre stato, per anni e anni, un ritorno a casa. Perché Stefania mi ha fatto sempre sentire “a casa” con la sua affettuosa e signorile ospitalità, e al contempo con gli insuperabili manicaretti che cucinava lei stessa per Daniele, per il sottoscritto e per una schiera di cavalieri, groom e amici convocati ogni volta a formare allegra brigata. In certe cene si imparano cose sui cavalli e sugli uomini -e donne- di cavalli che nessun libro, per quanto dotto, potrà mai trasmettere.
Ora Stefania non c’è più, anche in passato ha combattuto duramente per restare in salute, sempre sorretta da Gianpaolo, il quale non si dava pace e, come un antico Cavaliere per lei andava alla carica lancia in resta contro ogni difficoltà, medica, logistica e quant’altro. Stefania ha vissuto ancora a lungo dopo quelle difficoltà finché, ormai ottuagenaria, ieri ci ha lasciato la sua eredità etica, morale e umana, prima ancora che sportiva, un tesoro dal valore immenso per chi ha avuto la fortuna di conoscerla. Mi stringo intorno a Ita Marzotto, a tutta la sua famiglia, a Gianpaolo e agli amici di Stefania. Che arrivi loro lo smarrimento e il cordoglio profondo di questo ormai anziano giornalista -ieri mi sono sentito improvvisamente vecchio- che abita su nel Nord ma non è mai stato distante da loro. Ciao Stefania, sono stati anni indimenticabili.
Paolo Manili