ADDIO ALL’AMICO MARIO MENCARELLI

Data: 25 Luglio 2020

Alla veneranda età di 93 anni ci ha lasciato l’altro ieri l’amico e gentiluomo Mario Mencarelli, uno dei più grandi allevatori italiani del dopoguerra, fondatore del celebre allevamento Le Sementarecce, che dirigeva a Roselle, alle porte di Grosseto. Titolare della più importante farmacia della città maremmana, la Farmacia Tonelli in pieno centro, per anni è stato ai vertici della locale Camera di commercio, presidente della Associazione industriali grossetana,  componente la dirigenza dell’ippodromo di galoppo Il Casalone di Grosseto.

Alto e sottile, con gli immancabili pantaloni da cacciatore -quelli con i tasconi laterali- e il sorriso sempre pronto in viso, Mario Mencarelli era uomo colto e arguto, mai affettato, anzi alla mano come pochi, senza mai perdere la signorilità nel tratto e nella voce. E da buon toscano sapeva far sorridere con qualche improvvisa e divertente battuta, che mai scadeva di livello.

Mancarelli è stato uno delle figure di riferimento del Premio Nazionale Allevamento, storica e prestigiosa manifestazione allevatoria organizzata al Casalone di Grosseto dall’Enci (Ente nazionale del cavallo italiano), che negli Anni-’70-’90 era sua volta dipendente dall’Unire (Unione incremento razze equine), preposto dal Ministero dell’Agricoltura allo sviluppo dell’allevamento del cavallo nel nostro Paese. Grazie a lui l’intera città di Grosseto era il punto di riferimento, in Italia, del mondo del cavallo da sella.

Un episodio che meglio di tante parole spiega l’animo di quest’uomo: durante la Muratti Time, manifestazione di orientamento sulle lunghe distanze diretta nella Maremma interna da Giorgio Caponetti -siamo negli anni ’80-  chi scrive partecipò con alcuni amici. Due di questi si persero nella macchia tra le montagne e per recuperarli fu necessario andare a prelevarli con un van, cosicché arrivarono alla base di tappa, Le Sementarecce di Mario Mencarelli appunto, che era ormai mezzanotte e tutti erano andati a dormire. Ma lui, Mencarelli, che allora conoscevo solo di fama, era lì ad aspettarci, a chiedere se tutto andava bene, a preoccuparsi dei cavalli e di quegli sciagurati ritardatari non avvezzi ai tragitti nella macchia selvaggia. A mezzanotte inoltrata fece togliere dai loro box altrettanti cavalli suoi, che mandò a dormine in un vasto recinto all’aria aperta (…“loro sono abituati”… ci disse) per dare un riposo più confortevole ai nostri quadrupedi che l’indomani mattina avrebbero ripreso la gara. Poi portò noi affranti in uno stanzone al centro del quale troneggiava un immensa porchetta e, stappate alcune bottiglie di Sangiovese, sfamò l’intera e affamata combriccola. Da allora l’amicizia sempiterna fu stabilita, e anche se ci vedevamo poco -Pna, Fieracavalli, Horse Show alla Fiera di Milano, Piazza di Siena, Punta Ala- pareva sempre una rimpatriata. Cosa legò da quella notte un grande allevatore maremmano pieno di esperienza, e un giovane (all’epoca) cronista sportivo milanese? Semplice: la passione sincera e disinteressata per i cavalli. Imparai poi che questo è il miracolo che i cavalli compiono più di frequente.

«O Paoloooo!» …. «O Mariooo!».  Questo semplice ma entusiasta modo di salutarci seguito dal una vigorosa stretta di mano non sarebbe più possibile ora che Mario Mencarelli non c’è più. Allora prendo un impegno: ogni volta che mi sarà concesso di varcare di nuovo il confine della Maremma pronuncerò questo saluto, per ricordare un signore d’altri tempi, un amico dei cavalli che ho avuto il privilegio di conoscere.

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